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Come cambiare a piccoli passi

Quante volte ci ritroviamo a criticarci per tutto? Quante volte ci sentiamo scomodi nei nostri panni e vorremmo cambiare carattere e approccio alla vita?

A volte capita, nei giorni più bui, di mettere in discussione tutto, le scelte fatte in passato, quello che stiamo scegliendo nel presente e ci sembra di non andare nella direzione che avremmo voluto dare alla nostra vita. Ci assale, quindi, un profondo senso di frustrazione e di insoddisfazione. Percepiamo i nostri limiti, le difficoltà ad uscire dalla propria zona di comfort, le giornate proseguono più o meno nello stesso modo e tutto sembra fermo. Magari sappiamo dove vogliamo andare ma non riusciamo a muovere dei passi per avvicinarci anche solo di poco a quello che vorremmo fare, a come vorremmo essere, a come vorremmo vivere.

 

Ma quali sono gli ostacoli?

 

Crediamo che gli ostacoli siano gli altri. Pensiamo che possano remare contro le nostre ambizioni, ci sentiamo criticati, giudicati, non appoggiati. A volte, purtroppo, è così e dobbiamo prendere atto che, per quanto ne abbiamo bisogno, non possiamo aspettarci di essere sostenuti da chi conta per noi per poter intraprendere qualcosa che reputiamo importante. Non tutte le scelte che vorremmo fare piacciono agli altri. Ma se ci si sente stretti in una situazione, sarebbe opportuno ascoltare questa sensazione e cercare di fare qualcosa per uscirne. Anche la più piccola azione che ci porta poco più in là dalla posizione di stallo in cui stiamo da tempo, può farci sentire che abbiamo almeno un po’ di potere di cambiare le cose.

Altre volte non sono gli altri a condizionarci ma siamo noi che ci lasciamo convincere a non fare nulla dai nostri pensieri apparentemente “autoprotettivi”. Non ci muoviamo dalla condizione insoddisfacente e frustrante in cui ci troviamo perché sentiamo nella nostra testa una vocina che continua a ripeterci “cosa ti fa pensare che questa volta andrà bene?”, “chi lascia la strada buona, sa quel che lascia ma non sa quel che trova”, “e se poi te ne pentirai?”. E così, fondendoci con questi pensieri e credendo che siano portatori della nostra verità, agiamo in base a quello che ci dicono. O, meglio, non agiamo ma rimaniamo ancorati alla realtà che conosciamo bene ma che non ci fa sentire realizzati.

 

Per quanto ancora vogliamo tollerare questo malessere?

 

Mi riferisco a quella sensazione di insofferenza più o meno marcata che non ci abbandona mai durante la giornata ma che, anzi, peggiora quando ci rendiamo conto che ci dedichiamo soltanto a ciò che non ci piace fare, che ci appesantisce, che non ci dona nessun piacere e che non ci fa sentire vivi e leggeri. Le nostre energie sono state cannibalizzate da attività necessarie ma che non ci hanno lasciato nulla oppure le abbiamo utilizzate soltanto per aiutare gli altri, accudirli e soddisfare i loro bisogni.

 

È arrivato il momento di prestare attenzione a noi stessi e ascoltarci

 

Dedichiamoci anche solo dieci minuti in cui ci permettiamo di interrompere le consuete attività quotidiane. Prendiamo un foglio, una penna e iniziamo a rispondere a questa domanda:

che cosa vorrei tanto fare ma non posso/non riesco/non me lo permettono?”

Se rispondi: “vorrei tanto prendere un treno e andarmene, trasferirmi in un’altra città e vivere di rendita”, questo lascia pensare che vedi molto lontana da te la possibilità di fare qualcosa di concreto per vivere in un modo più soddisfacente. Occorre riflettere, invece, su cose realisticamente realizzabili e, cioè, su ciò che potremmo avere il potere di cambiare, con le nostre risorse, con quello che abbiamo a disposizione in questo momento della nostra vita. Potresti, per esempio, renderti conto che vorresti tanto riprendere a guidare la macchina ma che hai paura di farlo perché temi di avere un attacco di panico improvviso che ti farà fare un incidente e chissà quale altra sventura ti scorre davanti agli occhi quando immagini di salire in macchina!

Per quanto tu possa percepire come impossibile riuscire a riprendere a guidare, per quanto anche la sola idea ti inneschi agitazione, ansia, tachicardia, immagini e pensieri catastrofici, qualcosa potresti fare. Inizia, intanto, a domandarti (e a scrivere le risposte!):

 

1.“perché vorrei guidare?”

 

2. “dove mi piacerebbe tanto andare?”

 

3.“come mi farebbe sentire il fatto di aver ripreso la macchina dopo tanto tempo?”

 

Spesso il nostro malessere è dovuto anche a tutta una serie di “no, tu non puoi farlo” che ci ripetiamo continuamente nella testa, uccidendo, così, ogni entusiasmo, ogni desiderio che qualche volta prova ad emergere. Ma è davvero così che vuoi vivere?

 

 

Se ti trovi in una situazione simile a quella che ho descritto

 

 

Scrivi un commento nel form sottostante e vediamo insieme quali sono i tuoi pensieri limitanti

 

Oppure scrivimi su La psicologa risponde

 

 

Pamela Serafini

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