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Autostima e realizzazione di se stessi

La valutazione di sé

Spesso si sente parlare di bassa o alta autostima per identificare delle condizioni in cui una persona valuta se stessa in modo prevalentemente negativo o, viceversa in modo positivo. In realtà l’autostima può essere sana o distorta. Chi ha un’autostima sana vive in uno stato di armonia con se stesso e con gli altri, riconosce i propri limiti e le proprie risorse, valuta se stesso in modo realistico ed ha fiducia nelle proprie potenzialità.

Effettua delle scelte in linea con i propri valori e obiettivi e se ne assume le responsabilità (Boldorini, Spagnulo, 2009). Accetta se stesso anche nelle vulnerabilità, ha rispetto di sé e fa in modo che anche gli altri lo rispettino. Chi, invece, ha coltivato un’autostima distorta può manifestare due tipologie di atteggiamento:

Rinunciatario

Le persone che hanno un atteggiamento rinunciatario considerano gli altri sempre migliori di se stessi in tutte le circostanze o quasi. Difficilmente si cimentano in attività che possano comportare qualche “rischio” perché temono di non avere le risorse per riuscire in modo competente. Questo assetto mentale spesso si riflette in un modo di presentarsi agli altri come accomodante e docile, a volte passivo. È possibile che le persone che hanno una valutazione di sé negativa provino disagio nel rapporto con se stessi e con gli altri, vissuti di inadeguatezza, possono coltivare rabbia verso di sè e verso gli altri benché difficilmente venga espressa all’esterno. Spesso hanno un’attività immaginativa fervida in cui vivono quei successi che non credono di riuscire ad ottenere nella vita oppure fanno fantasie di “rivalsa” rispetto alle persone nei confronti delle quali si sentono inferiori.

Competitivo

In altri casi la valutazione distorta di sé va nella direzione dell’ostentazione di un’eccessiva sicurezza in se stessi che può sconfinare nell’autocelebrazione spesso accompagnata dalla svalutazione degli altri. Si cerca di dimostrare di possedere doti, qualità, potere benché in profondità siano presenti vissuti di insicurezza (Ibidem). La continua presentazione di se stessi come persone di valore e di successo, spesso accompagnata da scarsa considerazione degli altri possono suscitare dei disagi nelle relazioni.

Con quali lenti guardiamo noi stessi, gli altri e il mondo?

Le immagini che abbiamo coltivato di noi stessi a partire dall’infanzia e sviluppate nel rapporto con le persone più significative influenzano il modo in cui si guarda a se stessi, agli altri e alla realtà che ci circonda, condizionando, di conseguenza, anche le nostre scelte (Boldorini, Spagnulo, 2009). Può capitare che da adulti si continui inconsapevolmente a mantenere un’opinione di se stessi creatasi in seguito ai giudizi ricevuti dagli altri nella propria infanzia o adolescenza ai quali si è iniziato a credere così profondamente da permettere loro di condizionare le relazioni e il modo in cui si affrontano tutti gli aspetti della propria vita, anche se ormai adulti.

La profezia che si autodetermina

Se si coltiva un’immagine distorta di se stessi ci si crea delle aspettative sul comportamento che terranno gli altri nei nostri confronti, senza rendercene conto ci si comporta in modo tale da suscitare negli altri proprio la reazione che si attendeva. Questo processo si verifica anche in ambito lavorativo: l’immagine che si ha di se stessi, in positivo o in negativo, influenza il proprio comportamento in modo tale che i risultati raggiunti o non raggiunti, vadano più o meno esattamente come ci si attendeva. Questo meccanismo noto come “la profezia che si autodetermina” alimenta un circolo vizioso per cui i risultati raggiunti vanno a riconfermare le immagini di se stessi. Un passo molto utile potrebbe essere quello di iniziare a riflettere sulle convinzioni e le immagini di sé che si sono coltivate e che guidano più o meno consapevolmente le proprie azioni con l’obiettivo di metterle in discussione o “aggiornarle”. “Se non riconosciamo la presenza di pensieri che regolano il nostro comportamento in modo automatico, non è possibile scegliere di comportarsi diversamente” (Boldorini, Spagnulo, 2009).

Per chi tende a sottovalutare le proprie risorse e potenzialità

Le persone che tendono a svalutarsi e mostrano poco amore per se stessi hanno difficoltà ad accettare le proprie debolezze ed emozioni spiacevoli come la rabbia, l’insicurezza e il dolore non sapendo che le emozioni rappresentano una modalità privilegiata di conoscenza di se stessi. L’accettazione di sé passa per il riconoscimento dei propri limiti ed errori nonché di tutti quegli atteggiamenti che di solito sono motivo di auto-rimprovero ma riconoscendo anche che per quanto si possa sbagliare, si rimane pur sempre delle persone degne di stima (Strocchi, 2009). Ma non solo. È proprio l’accettazione dei propri errori e limiti che consentirà di lavorare su se stessi per migliorare, senza per questo dover aspirare alla perfezione. L’accettazione di sé può portare alla nascita di affetto e comprensione verso la propria persona. Questo significa anche interrompere un dialogo interno fatto di autocritiche per adottare invece un modo di rivolgersi a se stessi più “amichevole”. Un altro passo importante è quello di imparare a riconoscere i propri bisogni e iniziare a soddisfarli, senza più mettere al primo posto quelli degli altri (Ibidem).

Un aiuto dall’assertività

Spesso sia le persone che tendono a svalutarsi sia le persone che sembrano invece molto sicure di sé, fino alla presunzione, hanno delle difficoltà a sostenere il proprio punto di vista, mantenere fedeltà ai propri principi e valori in modo da perseguire i propri obiettivi senza prevaricare gli altri. Capita, invece, spesso che nelle relazioni con gli altri si assumano degli atteggiamenti passivi in cui si ha difficoltà a manifestare apertamente il proprio punto di vista, le emozioni o anche disappunto e critiche o atteggiamenti aggressivi in cui viceversa si impone se stessi prevaricando gli altri. Un aiuto invece per una sana autostima potrebbe essere proprio l’adozione di un comportamento assertivo: “Il comportamento assertivo si basa sul rispetto di sé e dell’altro, sulla considerazione dei propri bisogni e sulla possibilità di negoziare in caso di conflitto” (Strocchi, 2009). Coltivare un atteggiamento assertivo aiuterà a:

Esprimere e ricevere elogi

Esprimere desideri

Gestire la collera

Tutelarsi dalla prevaricazione degli altri

Fare e ricevere e critiche

Per orientare i propri comportamenti nella direzione dell’assertività è importante stabilire i propri obiettivi e priorità in ogni interazione per comunicare in modo efficace. Spesso, infatti, l’autostima risente del fatto che non si riesce ad agire secondo le proprie priorità (Boldorini, Spagnulo, 2009).

Coltivare la propria vita

Per riequilibrare la propria autostima potrebbe essere utile soffermarsi a riflettere sulla direzione che si vuole dare alla propria vita scegliendo quello che è importante in base ai propri valori e obiettivi: “Solo se sappiamo impegnarci per ciò che per noi è importante sentiamo la nostra vita piena e ricca” (Ibidem). Vivere una vita piena e ricca significa saper individuare le proprie risorse e valorizzarle, focalizzarsi su quello che si ha e saper assaporare anche il piacere delle piccole cose, concentrandosi sul presente anziché perdersi nella contemplazione di ricordi più o meno piacevoli o nelle fantasie sul futuro. Allo stesso tempo sarà d’aiuto imparare a leggere i momenti di crisi come opportunità per evolversi, senza lasciarsi schiacciare dalla paura di essere limitati. Bisognerà riconoscere, quindi, nello specifico, quali sono le aree più salienti della propria vita e iniziare a coltivarle con tutto il proprio impegno e dedizione, con la consapevolezza che la cura di se stessi è il primo passo verso il proprio benessere psicofisico.

Fonti

Boldorini, A.L., Spagnulo P., “Le chiavi dell’autostima”, Ecomind Srl, Salerno, 2009.
Strocchi M.C., “Autostima”, Edizioni San Paolo Srl, Cinisello Balsamo (Mi), quarta edizione 2009.

A cura della Dr.ssa Pamela Serafini

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