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Dialogo interiore di un ansioso

Che l’ansia sia un disagio molto diffuso, nelle sue diverse declinazioni (ansia generalizzata, attacchi di panico con o senza agorafobia ecc.) ormai è noto. Troviamo descrizioni dettagliate di ognuno di questi disturbi, basta cliccare la voce “disturbi d’ansia” ed escono siti e articoli a non finire.

Se, quindi , una persona ansiosa vuole farsi una diagnosi da sola, trova mille e una definizione, quadri sindromici, di tutto e di più insomma (a proposito farsi una diagnosi sulla base di quello che si trova su Internet, aumenta il rischio di “Cybercondria”, oltre che di convincersi di avere un disturbo quando potrebbe non essere così).

 

Ma cosa si dice tra sé e sé una persona che sta entrando in ansia?

Riporto uno stralcio di dialogo interiore scritto da un mio cliente (non paziente 😉 ) di cui ovviamente non rivelerò il nome ma che ha acconsentito a condividere con me e con altre persone nella sua stessa “barca”, parte del suo mondo interiore. La situazione che doveva affrontare in uno stato di ansia ingestibile (almeno così si era convinto) era un colloquio di lavoro particolarmente importante.

 

Estratto dal “Diario dell’ansia” di S. (uomo di 32 anni)

(A casa) “Già mi sento agitato, figuriamo dopo. Ma che ci vado a fare? Tanto mi andrà male anche questa volta! Va beh, magari stavolta mi andrà meglio, in fin dei conti mi sono preparato tanto. Si tanto! Non è mai abbastanza. Ho bisogno di quel posto perché mi spetta, cioè mi piacerebbe lavorare a **** perché mi farebbe sentire cresciuto, è una svolta importante nella mia vita lavorativa. Si ma chi avrò davanti? E se mi faranno delle domande a cui non so rispondere? Già mi viene l’ansia! E se mi tremerà la voce? Che figura ci faccio? Vorrei dimostrargli di essere innanzitutto maturo e capace,vorrei essere determinato. E se mi viene un attacco di ansia perché sto troppo agitato? Rischio di mandare tutto a **** mi tremano le gambe. Sono un pappamolla. Ma sono un adulto, perché non sono capace di mantenere il controllo di me stesso?”......
(In attesa del colloquio) “ certo mi fa davvero bene questo batticuore eh, non mi smentisco mai! Allora provo a respirare un po’ profondamente così mi tranquillizzo, almeno calmo un po’ pure il respiro…ma sarà normale sentire tutte queste cose? Sarò normale io? Boh a me sembra che gli altri sanno gestire meglio la loro ansia….”

 

Rimuginare di continuo

Dalla ricostruzione fatta da S, che è stato capace di ripercorrere quello che ha provato e di scriverlo il più fedelmente possibile, emerge chiaramente come nel giro di poche ore, si susseguano, senza pausa un’infinità di pensieri non incoraggianti e di reazioni del corpo (agitazione generalizzata, respiro accelerato, gambe che tremano ecc.) che rinforzano il disagio provocato dai pensieri. Il risultato è che ci si concentra troppo su se stessi e sulle proprie reazioni tanto da perdere di vista quello che ci circonda, comprese le altre persone.
In questo caso a S. il colloquio è andato bene perché nonostante l’ansia è stato capace di concentrarsi sull’obiettivo anziché sull’ansia e sul suo corpo agitato. Gli è stato d’aiuto annotare il dialogo interiore sul “Diario dell’ansia” in modo da rendersi conto meglio in che modo il tumulto dei suoi pensieri lo assillano e gli mettono i “bastoni tra le ruote”.
È quindi particolarmente importante avere consapevolezza del proprio dialogo interiore.

Perciò, quanto siamo consapevoli del potere limitante dei nostri pensieri “ansiogeni”? Cosa ci diciamo “a tu per tu” con noi stessi?

 

A cura della Dr.ssa Pamela Serafini

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