Domande frequenti

domande-frequenti

Come si manifesta l’ansia?

L’ansia è una reazione psicofisiologica naturale dell’organismo davanti ad un oggetto, un evento o una situazione percepiti come potenzialmente pericolosi. L’attivazione fisica è caratterizzata da sgradevoli sensazioni allo stomaco, all’intestino, al torace, alla testa (vuoto, ottundimento), vertigini, respiro corto, aumento dei battiti cardiaci, sudorazione. Tali manifestazioni neurovegetative ci informano che il corpo è pronto per affrontare il presunto pericolo o scappare. Da questo punto di vista l’ansia è una risorsa necessaria che ha la funzione di proteggerci, di allertarci o di prepararci per una prestazione (come un esame o un colloquio di lavoro). Può essere associata ad un vissuto di apprensione. L’ansia diventa un disturbo quando l’attivazione fisiologica emerge come eccessiva e inadeguata rispetto alla situazione che l’ha provocata o quando si prova in assenza di un evento a cui associarla.

Cos’è un attacco di panico?

L’attacco di panico va distinto da una crisi di ansia o da una reazione di paura. Compare improvvisamente, apparentemente senza una motivazione ed è imprevedibile, almeno all’inizio del disturbo. Successivamente subentra un’ansia anticipatoria caratterizzata dalla paura che si ripresenti un altro attacco. Si cerca, così, di evitare tutte quelle situazioni in cui il panico si è già presentato. Tra i sintomi dell’attacco di panico si riscontrano forte batticuore, fiato corto, sensazione di sbandamento o testa leggera, sudorazione, tremore e senso di morte imminente. Possono essere presenti disturbi allo stomaco e all’intestino oppure senso di irrealtà, formicolii, vampate di caldo e freddo, vertigini, nausea e sono accompagnati dalla paura di perdere il controllo, di impazzire o di avere un attacco di cuore. In seguito ad una terapia o, a volte, spontaneamente, può ridursi l’intensità degli attacchi di panico ma possono persistere l’ansia anticipatoria e l’evitamento che trattengono la persona in uno stato di malessere.

Lo psicologo prescrive psicofarmaci?

Soltanto i medici prescrivono i farmaci. Lo psicologo utilizza altri strumenti conoscitivi e di intervento specifici e riconosciuti. Può capitare durante un percorso di consulenza psicologica che lo psicologo, concordandolo con il cliente, proponga un supporto psicofarmacologico, soprattutto laddove i sintomi possono compromettere il percorso. A tal fine si può richiedere la collaborazione di medici o psichiatri di fiducia. Considerata la frequenza con cui si manifestano sintomi di ansia di natura strettamente organica (vertigini, tachicardia ecc.), può capitare che lo psicologo suggerisca di rivolgersi al proprio medico di fiducia per escludere l’eventuale presenza di una patologia organica, prima di intraprendere un percorso di consulenza psicologica.

Chi si rivolge allo psicologo?

Si rivolge allo psicologo chiunque stia attraversando una fase critica della propria vita ed ha bisogno di un aiuto per ritrovare la “bussola” o uno stato di benessere ed equilibrio. Persone di tutte le età possono trarre beneficio dall’intervento di uno psicologo che sarà specifico a seconda dell’età e delle problematiche, esigenze e obiettivi del cliente. Le persone che soffrono di ansia possono trarre benefici dallo psicologo se desiderano intervenire attivamente sulle conseguenze dell’ansia nei vari aspetti della propria vita: lavorativo, sociale, sentimentale e operare un cambiamento significativo. Possono trarre vantaggio dalla consulenza psicologica anche i familiari delle persone che soffrono di ansia, per essere supportare o guidate.

Perché andare dallo psicologo?

Ancora oggi per molti andare dallo psicologo è motivo di vergogna ma non soltanto perché è radicato il pregiudizio che lo psicologo curi i matti ma anche perché si ha l’idea che se non si è capaci di affrontare le difficoltà da soli, ci si sente delusi da se stessi, quasi sconfitti. Scegliere di andare dallo psicologo non significa essere incapaci di andare avanti con le proprie forze o non essere in grado di risolvere i problemi da soli ma significa interrompere un meccanismo “inceppato” di tentate soluzioni e fallimenti, significa rendersi conto che si ha bisogno di un punto di vista diverso per guardare la situazione, che si vogliono accorciare i tempi per superare gli ostacoli o per raggiungere gli obiettivi. Significa lasciarsi sostenere in una fase critica della propria vita per riconquistare un senso di autoefficacia, una buona autostima.

Le spese dello psicologo sono detraibili?

Si, è possibile detrarre le spese dello psicologo. Le prestazioni sanitarie rese da psicologi e psicoterapeuti, erogate in strutture pubbliche o private, sono infatti equiparabili alle prestazioni rese da un medico, e quindi le spese sostenute per queste prestazioni sono detraibili, anche in assenza di prescrizione medica (circolare n. 20/E del 13 maggio 2011). 

Ciò che conta è che lo psicologo rilasci apposita fattura attestante l'importo della sua tariffa, i suoi dati fiscali e quelli di iscrizione all'Albo degli Psicologi.

Per approfondimenti.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Storia di una tocofobia superata

Una lettrice di ansiosamente ha voluto condividere con noi la sua personale esperienza con la paura della gravidanza e del …

La paura di cambiare la nostra vita

Quante volte ci viene in mente di portare avanti un progetto che da tanto tempo abbiamo in mente? Quante volte ci vorremmo …

L’infarto nelle giovani donne

C'è una relazione tra il malessere psicologico dovuto a lutti, depressione o ansia e la malattia cardiaca. A togliere ogni …