I miei articoli

Gruppi di ascolto e condivisione online

Hai mai sentito il bisogno di confrontarti con altre persone che, come te, convivono quotidianamente con l’ansia e il panico?

 

È vero, ci sono diversi Forum su Internet e diversi gruppi su Facebook in cui è possibile scrivere e cercare aiuto, conferme, rassicurazioni e sostegno. Aiutano a sentirsi meno soli, alleggeriscono il peso del proprio malessere legato all’ansia. Rendersi conto che anche altri ne soffrono oppure leggere di persone che hanno trovato la soluzione per risolvere definitivamente il problema, ridona la speranza di farcela.

A volte sono davvero utili, infatti, degli spazi in cui poter conversare con chi sappiamo possa comprendere fino in fondo quello che proviamo ma trovo che sia molto più forte come esperienza quella di entrare in un gruppo di poche persone, con cui si ha un vero appuntamento settimanale. Persone che sono lì, che ci mettono la faccia e la voce e che hanno un grande bisogno di parlare ed essere ascoltate, di sentirsi meno sole, ognuna con la propria esperienza e sofferenza. Ci si guarda, anche se al di là di uno schermo, si sente la voce, a volte tremante, di una persona che è lì e in tempo reale porta la propria esperienza con tutto il suo bisogno di trovare ascolto, comprensione e vie d’uscita.

 

Cosa emerge durante un gruppo di sostegno online?

 

Da quando conduco gruppi online ho potuto notare la molteplicità di sintomi e sfumature di malessere che a volte non vengono nemmeno riportate tutte dai libri di testo su cui ho studiato e studio tuttora i Disturbi d’ansia, gli attacchi di panico e il Disturbo da attacchi di panico (DAP). Riporto di seguito una sintesi di quello che ho osservato.

A seconda di quanto sia intensa, l’ansia può portare a vivere delle sgradevoli sensazioni fisiche: extrasistoli, vertigini, problemi gastro-intestinali, insonnia, psoriasi, formicolii, tensioni in varie parti del corpo, tremori, senso di svenimento, senso di soffocamento, giramenti di testa, dolori alla schiena, derealizzazione/depersonalizzazione e altri ancora!

Quello che emerge molto chiaramente è che il corpo diventa protagonista e che tutti i segnali che manda, anche quelli apparentemente più insignificanti, vengono interpretati come portatori di malattia, sintomi di disturbi gravi ma, come abbiamo poi modo di renderci conto, sono proprio queste attribuzioni di significati catastrofici che generano una cascata di reazioni tipiche della paura (aumento del battito cardiaco, aumento della frequenza respiratoria, affanno, testa confusa e tutto il resto).

Le persone che partecipano ai gruppi, raccontano delle ricadute dell’ansia sull’umore con tristezza, crisi di pianto, demotivazione, mancanza di energie, depressione; sull’autostima (sentirsi in balia di qualcosa che non si riesce a controllare, non sentirsi realizzati, sentirsi limitati, quasi “difettosi”, avere sempre bisogno di qualcuno che supporti e a cui aggrapparsi), sulle relazioni con gli altri (non ci si sente capiti, si evitano situazioni sociali in cui l’ansia è ingestibile, solitudine, vergognarsi del proprio malessere davanti ad amici e parenti), sul lavoro (mancanza di concentrazione, assenze continue perché si sta male, si teme di avere attacchi di ansia o panico, si ha senso di svenimento, mancanza di forze).

Un altro aspetto che, secondo me, fa da base comune all’esperienza emotiva dei partecipanti è proprio riconoscere quanto sia logorante convivere ogni giorno con una o più PAURE:

-paura di sentirsi male e di non poter essere soccorsi,

-paura di avere un attacco di ansia o panico e stare da soli o davanti ad estranei,

-paura di avere una brutta malattia,

-paura di un infarto,

-paura di morire o di impazzire,

-paura di guidare, di uscire da soli,

-tocofobia,

-paura di non vedere crescere i propri figli.

Un altro disagio molto forte che abbiamo modo di esplorare insieme è l’INSODDISFAZIONE DI SE STESSI per non essere capaci di uscirne, perché anche dopo un periodo apparentemente tranquillo, l’ansia o il panico si ripresentano e questo crea una grande frustrazione perché dimostra che non si era veramente “guariti” e tutto il malessere torna, più pesante di prima.

Parliamo anche dell’esperienza che ognuno ha con i FARMACI. Alcuni si aggrappano ad essi come fossero l’unica salvezza possibile perché non ci si fida più della propria capacità di far fronte al malessere, perché ormai ci si sente arresi all’ansia e perché, in qualche modo “si deve pure andare avanti”. Altri, invece, li vedono come sostanze da cui stare alla larga per non diventarne dipendenti a vita.

Si guardano da varie angolazioni i risvolti dell’ansia e soprattutto quanto la propria realizzazione personale, espansione, crescita, libertà di azione nel quotidiano siano limitate. La vita delle persone che vivono a stretto contatto con l’ansia può diventare molto povera di attività ricreative, di relazioni, di stimoli, di sfide, di novità perché tutto fa paura e ci si vuole proteggere da qualunque cosa possa mettere a rischio il proprio equilibrio precario a cui ci si aggrappa come un’ancora di salvezza. Ma tutti, chi più chi meno, ammettono davanti a se stessi e agli altri che QUESTA NON È VITA.

C’è da dire, inoltre, che nei gruppi si è parlato e si parla ancora dell’impatto che il Coronavirus ha avuto su ognuno di noi. Molti hanno riscontrato un peggioramento del proprio stato di malessere, senso di solitudine, aumento delle paure e dell’agitazione proprio a causa della pandemia, mentre altri si sono rifugiati in casa, sentendosi “giustificati” ad uscire pochissimo, rinforzando, così, la paura di affrontare il mondo fuori dalla propria zona di comfort.

 

Qual è il mio ruolo nei gruppi di ascolto psicologico?

 

Anche io mi metto in ascolto perché negli anni ho imparato che l’ansia non si studia soltanto nei corsi di formazione e sui libri ma che per conoscerla a fondo occorre esplorarla dal punto di vista delle persone che ne soffrono, imparando appunto dalla loro esperienza (e dalla mia!).

Il mio ruolo nei gruppi on line è quello di facilitare la comunicazione e lo scambio, offrendo a tutti i partecipanti la possibilità, se vogliono, di avere uno spazio per parlare e riportare i propri vissuti e la propria esperienza con l’ansia e il panico, le soluzioni che hanno tentato, quelle che hanno funzionato e quelle che si sono rivelate fallimentari. Propongo di ascoltare senza giudicare, invito a mettersi nei panni degli altri. Ragioniamo insieme su quelle che potrebbero essere le strategie da mettere in atto quotidianamente quando si avverte un’ansia diffusa, pervasiva e che dura ore o quando si ha un attacco di ansia o panico improvviso e che lascia spiazzati oltreché per qualche istante paralizzati nella paura, con tutto il corredo di sintomi che ormai si conoscono bene. Inoltre suggerisco libri e condivido il materiale che ci servirà per l’aspetto più pratico del nostro percorso.

 

I gruppi di ascolto sono soltanto un’occasione per parlare e per sfogarsi?

 

Fin dal primo incontro creiamo uno spazio accogliente che possa permettere ad ognuno di prendere la parola, poter condividere la propria esperienza, esprimere le proprie emozioni, confrontarsi con gli altri, in un clima di fiducia e di non giudizio. Ma oltre ad essere presente una fase di condivisione di stati d’animo, c’è una parte più “operativa” di azioni concrete che pianifichiamo dopo che ognuno avrà riflettuto sugli obiettivi che desidera raggiungere.

Verrà fuori, così, una sorta di diario degli obiettivi, delle azioni e delle riflessioni che ognuno avrà modo di curare, utilizzando i materiali stimolo che offrirò in seduta. Non esiste, infatti, un vero cambiamento della propria situazione se non si è disposti a FARE DELLE AZIONI CONCRETE. Tutto quello che emerge diventerà, poi, materiale su cui riflettere nell’incontro successivo e, chi vuole, potrà condividere la propria esperienza, riflettendo sugli effetti del proprio agire consapevole ed impegnato.

Nel tempo ho avuto modo di capire che è più facile creare una routine di azioni virtuose se si sa che poi verranno condivise. Questo rappresenta una leva motivazionale a perseverare in ciò che ha funzionato, se si vuole veramente passare da uno stato di malessere e contrazione della propria libertà, ad uno stato di scelta di vivere secondo i propri valori.

I gruppi di ascolto e condivisione diventano, quindi, dei veri e propri laboratori on line in cui metto in pratica i principi su cui si fonda il modello terapeutico che ho scelto: l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), di cui parlerò in un prossimo articolo.

 

Che ne dici? Proviamo a cambiare la tua situazione attuale?

 

Ti saluto con l’ormai nota frase di Thomas Jefferson:

Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto

 

 

Se vuoi partecipare al prossimo gruppo di ascolto on line in partenza giovedi 24 marzo

 

 

Scrivi un commento all’articolo, utilizzando il form di contatto qui sotto

 

 

Oppure contattami al numero 3339841471 per prendere appuntamento per una chiamata conoscitiva gratuita di trenta minuti su Skype, così saprai se il gruppo fa per te!

 

 

 

 

I dati e le informazioni che deciderai di condividere con me sono trattati nel pieno rispetto della normativa sulla privacy (GDPR-General Data Protection Regulation - Regolamento Europeo UE 2016/679).

 

 

 

 

Pamela Serafini

 

 

2 Comments

  • Valeria

    Ciao,

    scrivo perché mi piacerebbe partecipare al gruppo d’ascolto se ancora disponibile.
    è possibile prendere appuntamento per una breve consulenza gratuita?

    Grazie
    Valeria

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