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La paura di cambiare la nostra vita

Quante volte ci viene in mente di portare avanti un progetto che da tanto tempo abbiamo in mente? Oppure, quante volte ci vorremmo buttare a capofitto in una nuova attività lavorativa?

Tante. Ma poi, cosa ci porta ad abbandonare i nostri buoni propositi? La risposta non è così scontata. È vero, a volte gli ostacoli sono esterni: genitori ansiosi che ci vogliono sempre “al sicuro”, partner, amici o colleghi che ci scoraggiano.

Ma se gli ostacoli fossero soltanto esterni potremmo vederli meglio, cercare di aggirarli o affrontarli. L’insidia nasce, invece, dal fatto che spesso siamo proprio noi che in fondo in fondo ci mettiamo i bastoni tra le ruote e non ci permettiamo di dare libertà ad un’idea, ad un tentativo di cambiare qualcosa che non ci piace di noi stessi, del nostro lavoro o delle nostre abitudini. Più precisamente quello che non ci permette di fare nemmeno un passo avanti verso una meta ambita e che ci fa sentire frustrati o in colpa perché non riusciamo a cambiare le cose, è una voce interiore che non vuole farci progredire, soprattutto se il progetto o il cambiamento a cui aspiriamo è un po’ “rischioso” e ci porterebbe ad uscire dalla nostra amata “zona di comfort”.

 

Se tendessimo l’orecchio a quello che ci diciamo quando ci prefiggiamo di fare qualcosa di diverso dal solito, potremmo ascoltare molto chiaramente frasi di questo tipo:

 

“ma lascia stare dai, figurati se ti riesce questa cosa…”

 

“meglio evitare di proporre questa idea, tanto non verrà presa in considerazione, come al solito…”

 

è inutile che ti metti a dieta, tanto lo sai che non la porterai avanti, non sai dire di no al cibo spazzatura…”

 

Così, senza rendercene conto, ascoltiamo e soprattutto seguiamo i consigli di questa parte di noi e ci ritroviamo sempre allo stesso punto di partenza ma, soprattutto, ci sentiamo frustrati e insoddisfatti.

 

Ma a cosa serve quella voce? Come mai una parte di noi ci rema contro?

Il suo nome è resistenza al cambiamento. Tutti più o meno la conosciamo. C’è chi la combatte ogni giorno e lotta per realizzare i propri progetti, godendosi poi i risultati ottenuti e c’è invece chi crede che questa voce interiore abbia ragione, la segue e si ritrova spesso a fare sempre le stesse cose rassicuranti e così “collaudate” che procede quasi in automatico. La resistenza, in realtà, non è un vero nemico interiore, è soltanto qualcosa di noi che cerca di proteggerci da eventuali rischi, sofferenze, novità che crediamo di non saper gestire, problemi che crediamo di non saper affrontare o, semplicemente, ci protegge da piccoli o grandi salti nel buio. E si sa, l’ignoto non è qualcosa che attrae tutti, anzi. La resistenza è, quindi, alimentata dalle nostre stesse PAURE.

Il rischio però di assecondare sempre questa nostra parte protettiva è che non ci permettiamo di progredire, di fare un passo avanti nella nostra vita, di provare ad essere più soddisfatti di quello che facciamo tutti i giorni.

 

Dobbiamo "uccidere" il nostro sabotatore interiore?

Non funziona così. Dobbiamo, invece, ascoltare con attenzione e magari provare a capire come mai abbiamo bisogno di proteggerci così tanto dal cambiamento, provando a rispondere a queste domande:

 

Che cosa mi fa veramente paura?

 

Perché in fondo non voglio cambiare?

 

A cosa mi sto aggrappando nella situazione attuale?

 

Quanto è comoda la posizione in cui mi trovo adesso?

 

Una volta che abbiamo risposto con sincerità a queste domande, dobbiamo accettare il fatto che questa voce non la potremo cancellare. Sarebbe tutto più semplice se tutti noi fossimo soltanto dei grandi sostenitori di noi stessi e ci spronassimo a cambiare e a migliorare. Ma non è sempre così e dobbiamo fare pace con il fatto che talvolta questa voce farà di tutto per non farci spiccare il volo dal nido protettivo. Quello che però possiamo fare, dopo averla ascoltata, è NON SEGUIRLA, dimostrando a noi stessi di avere più potere di lei! Infatti darle peso, credere che siano vere le frasi sabotanti che ci diciamo è una nostra scelta ma per fortuna possiamo anche scegliere di non assecondarla e andare avanti, nonostante il rischio nascosto dietro l’angolo di ogni terreno ignoto.

 

Che altro possiamo fare?

 

VISUALIZZARE VIVIDAMENTE ciò che desideriamo e cioè il cambiamento a cui aspiriamo.

Questo ci permetterà di rendere più “chiaro l’ignoto” ma soprattutto ci potrebbe aiutare ad anticipare le emozioni piacevoli che proveremo una volta raggiunta la meta, così inizieremo a dissipare le tensioni che ci crea l’ansia legata al cambiamento.

Ora che abbiamo osservato meglio le insidie delle resistenze interiori, che abbiamo capito quanto è utile anticipare in fantasia la meta raggiunta e le sensazioni di soddisfazione ad essa associate, dobbiamo AGIRE!

Metterci in moto significa iniziare con delle piccole azioni quotidiane in modo programmato, organizzato e “calendarizzato”! In altre parole, tutto rimane un buon proposito finchè non decidiamo: cosa fare, come farlo ed entro quando vorremo vedere il nostro progetto realizzato.

E questo ovviamente prevede che dobbiamo iniziare…ADESSO!

 

 

Pamela Serafini

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