La Psicologa Risponde

La “psicologa risponde” è uno spazio visibile a tutti in cui è possibile ricevere un   consulto gratuito che dia un primo sostegno e fornisca degli spunti di riflessione sulle possibili direzioni da intraprendere per risolvere il proprio disagio.

La “psicologa risponde” è, inoltre, uno spazio in cui esprimere interrogativi o richiedere delle informazioni sui vari aspetti della propria ansia.

Il consulto non si sostituisce ad un percorso di consulenza psicologica.

Per scrivere alla psicologa, compilare il format sottostante.




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Luca, Perugia 5/09/2015 -Ansioso e inconcludente-

Salve dottoressa, sono un ragazzo di 24 anni e frequento l’Università. Non sono mai stato uno studioso ma ho quasi sempre raggiunto dei buoni risultati. Da mesi (parecchi!!) però è cambiato qualcosa nel senso che non sono riuscito a fare nemmeno un esame. Mi sento bloccato ma il mio blocco non è soltanto il giorno dell’esame davanti ai professori dove inizio a sudare e a sentire la stretta nello stomaco ma a casa, quando dovrei trovare la concentrazione per studiare ma non riesco più a trovarla. Mi sento sempre preoccupato per qualcosa ma non riesco proprio a capire per che cosa. Mi sento sempre più in ansia perché vedo che il tempo passa e io non concludo niente. I miei hanno cominciato a farmi qualche pressione anche perché non lavoro e quindi davanti a loro sono un inconcludente. Come posso sbloccare la mia situazione? non è quella la mia strada? Sono pieno di dubbi. La ringrazio da subito se mi risponderà.

Luca


6/09/2015

Caro Luca,

descrive una situazione di cambiamento di atteggiamento nei confronti dello studio che emerge quando scrive: “Non sono mai stato uno studioso ma ho quasi sempre raggiunto dei buoni risultati” e più avanti: “Mi sento bloccato ma il mio blocco non è soltanto il giorno dell’esame…”. Mi verrebbe da chiederle, cosa è successo nella sua vita da qualche mese a questa parte? C’è stato qualcosa che è successo nel contesto dell’Università o dello studio che può averle creato dei disagi? Generalmente non si cambia atteggiamento in modo così repentino a meno che non stia cambiando qualcosa  dentro se stessi o nella propria vita. Dice che non riesce a concentrarsi bene a casa, c’è forse qualcosa che la preoccupa nella sua famiglia? Occorre fermarsi ad osservare la propria vita e vedere cosa sta succedendo intorno a sé e quanto questo possa influenzare il proprio approccio alla vita. Si domanda anche se la strada che ha scelto, immagino si riferisse alla facoltà che sta frequentando, sia quella giusta per lei. Forse dovrebbe ritornare sulle motivazioni che l’hanno portata alla scelta degli studi. C’è forse bisogno di rinnovare le motivazioni in tal senso? Provi a prendersi un momento per riflettere su tutto questo e magari anche a parlarne con i suoi, forse se esprimesse il suo disagio apertamente, la capirebbero ed eviterebbero di farla sentire un “inconcludente”.

Buona fortuna!

Dr.ssa Pamela Serafini

Renata, Napoli 13/07/2015 -Ho bisogno di una vita sociale-

Gentile dottoressa, avrei bisogno di parlarle del mio problema con l’ansia che mi porto dietro da una vita. Ho 42 anni. Sono sempre stata ansiosa per qualunque cosa, vivo male le novità, gli imprevisti mi innervosiscono. Anche con gli uomini mi sento continuamente agitata quelle rare volte mi capita di uscire con un uomo. Avrà capito che non ho una vita sentimentale vivo ancora con mia madre anziana e con problemi di salute. Esco poco perché tutto il tempo che mi avanza dal lavoro lo passo con mia madre, per farle compagnia o per aiutarla in qualcosa. Lavoro come segretaria ma solo per necessità perché non trovo stimolante il mio lavoro e poi non mi trovo bene con una collega più giovane e spigliata e quindi diversa da me.  Come pensa che potrò uscire da questa situazione?

Renata


14/07/2015

Cara Renata,

oltre all’agitazione e ai disagi legati all’ansia, trapela insoddisfazione dalle sue parole nei confronti della vita che sta conducendo. Dice che non ha una vita sentimentale, ha una vita sociale povera e non le piace il suo lavoro. In più dedica molte delle sue energie e del suo tempo a prendersi cura di sua madre. Sicuramente è importante stare vicino ai propri familiari soprattutto se vivono una condizione di malattia o di disagio tuttavia credo sia importante altrettanto mantenere un proprio spazio solo per se stessi. Da quanto tempo non si dedica una giornata in cui fare soltanto ciò che le piace veramente e la dà soddisfazione? A volte, può capitare che l’ansia sia spia di un malessere più profondo che ha bisogno di essere ascoltato.  Credo che sia stato un primo passo avanti anche il fatto di aver chiesto aiuto attraverso questa mail. Continui ad ascoltare se stessa.

Un caro saluto

Dr.ssa Pamela Serafini

 

Marta , Roma  18/6/2015  -Ansia per il matrimonio?-

Buongiorno, mi chiamo Marta, ho 32 anni e sono sposata da 5. Fin dall’inizio della relazione con mio marito tutto andava bene, tranne ovviamente i soliti screzi che ci possono essere in una coppia ma niente di troppo importante. Con  entusiasmo di tutti e due ci siamo sposati. Grandi cambiamenti, uscire da casa dei miei, una nuova casa, una nuova vita insomma. Sono aumentati anche i problemi sicuramente e le responsabilità. Fino a qualche tempo fa, tutto bene ma da un po’ ho iniziato a sentirmi in ansia, faccio difficoltà persino a uscire di casa. Non sono mai stata così. Non ho parlato con mio marito di questo mio problema e con nessun altro nemmeno mia madre. Mi sento diversa. Non sono felice mi sento preoccupata e mio marito se ne è accorto e mi fa continuamente domande a cui non so rispondere. Non so se c’entra qualcosa ma può essere che c’entri il fatto che abbiamo iniziato a parlare di allargare la nostra famiglia? Mi auguro che possa darmi un consiglio.

Marta


19/06/2015

Gentile Marta,

da quanto scrive, la sua ansia è emersa piuttosto recentemente e sembra molto legata ai grandi cambiamenti a cui è andata incontro per iniziare una nuova fase della sua vita. Può capitare che alcuni eventi di per sé molto belli come il matrimonio, facciano emergere delle ansie che si esprimono sottoforma di “ansia da prestazione”  (“Sarò capace di gestire la vita matrimoniale, la casa, il lavoro?”). Uscire dalla casa dei propri genitori per andare a vivere da soli o per sposarsi significa assumersi le responsabilità della propria vita e gestirsi in autonomia. Può venire a mancare il contenimento e il sostegno che ha dato la famiglia fino a quel momento. Anche se, in effetti, attualmente le famiglie d’origine rimangono molto presenti nella vita dei propri figli anche dopo che escono di casa. Ma dal punto di vista della crescita personale lei Marta ha fatto il passo decisivo verso la vita adulta, con nuove responsabilità e impegni e questo può provocare ansia. In calce al suo messaggio inoltre scrive: “Non so se c’entra qualcosa ma può essere che c’entri il fatto che abbiamo iniziato a parlare di allargare la nostra famiglia?”. Il fatto stesso che è lei a porsi questa domanda lascia intendere che ha intuito una delle fonti attuali della sua ansia. Spesso aiuta molto confrontarsi con persone che stanno vivendo le stesse situazioni di vita, perché in questo modo si “normalizza” il proprio vissuto. Ma se i suoi disagi dovessero diventare più intensi e limitanti e dovessero protrarsi a lungo nel tempo, le consiglio di rivolgersi ad un esperto.

Saluti

Dr.ssa Pamela Serafini

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